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Domenica, 10 Maggio 2026 – VI Domenica di Pasqua (Ciclo A)

Domenica, 10 Maggio 2026 – VI Domenica di Pasqua (Ciclo A)

Prima lettura
At 8, 5-8.14-17

Salmo responsoriale
Sal 65(66), 1-3a.4-5.6-7a.16.20

Seconda lettura
1Pt 3, 15-18

Vangelo
Gv 14, 15-21

«Non vi lascerò orfani».

Questa parola di Cristo è una promessa, ma anche un giudizio. Perché molti cristiani vivono come orfani pur dicendo di credere in Dio. Vivono nella paura, nell’individualismo, nella mediocrità spirituale, come se Cristo fosse morto e non risorto.

Il Vangelo oggi è chiarissimo: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». Gesù non dice: “Se mi amate, proverete emozioni religiose”. Non dice: “Se mi amate, parlerete di pace”. Dice: “Osserverete”. L’amore cristiano si verifica nell’obbedienza concreta.

Oggi invece si pretende un cristianesimo senza conversione, senza croce, senza verità. Si vuole uno Spirito Santo ridotto a conforto psicologico, mentre Gesù lo presenta come Spirito della verità. E la verità ferisce l’orgoglio, smaschera il peccato, obbliga a scegliere.

Lo Spirito Santo non è dato per farci sentire bene, ma per trasformarci. Negli Atti degli Apostoli la Samarìa cambia volto perché arriva il Vangelo. Gli indemoniati vengono liberati, gli storpi guariti, la città è riempita di gioia. Quando Dio entra veramente in una vita, qualcosa cambia. Sempre.

Ma c’è un dettaglio decisivo nella prima lettura che spesso dimentichiamo. I samaritani erano già stati battezzati da Filippo nel nome di Gesù, eppure gli apostoli Pietro e Giovanni scendono da Gerusalemme per imporre loro le mani affinché ricevessero lo Spirito Santo.

Qui la Chiesa ci mostra chiaramente il mistero della Confermazione. Non basta un cristianesimo solo “iniziato”: occorre essere fortificati dallo Spirito. Filippo evangelizza e battezza, ma sono gli apostoli a confermare nella pienezza del dono dello Spirito. È il segno che la fede non nasce da un’esperienza privata o autonoma, ma dalla comunione apostolica della Chiesa.

La Confermazione non è una “festa d’addio” dopo il catechismo. È una investitura spirituale. È il momento in cui il cristiano riceve la forza per combattere spiritualmente, per testimoniare Cristo senza vergogna, per vivere da adulto nella fede.

Eppure molti cresimati vivono come se lo Spirito Santo non esistesse. Hanno ricevuto il sigillo dello Spirito, ma non pregano. Hanno ricevuto la forza della testimonianza, ma tacciono. Hanno ricevuto i doni di Dio, ma vivono secondo il mondo.
Se nulla cambia, forse non abbiamo accolto Cristo: abbiamo accolto un’idea religiosa innocua.

San Pietro dice: «Siate pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». Ma oggi quanti cristiani sarebbero capaci di spiegare perché credono?

 Quanti conoscono la fede che professano? Quanti pregano davvero? Quanti leggono il Vangelo? Quanti difendono la verità senza vergognarsi?

Viviamo in un tempo in cui molti battezzati chiedono alla Chiesa di assomigliare al mondo, mentre il Vangelo chiede ai cristiani di convertire il mondo.

Il problema non è che il mondo non crede più. Il problema è che troppi cristiani non testimoniano più nulla. Una fede che non disturba nessuno probabilmente non sta annunciando il Vangelo di Cristo.

Eppure Gesù oggi ci consegna una verità immensa: «Io vivo e voi vivrete». Questa è la sorgente della speranza cristiana. Noi non seguiamo un maestro morto, ma il Risorto. E se Cristo vive, allora la paura non ha l’ultima parola, il peccato non ha l’ultima parola, la morte non ha l’ultima parola.

Sant'Agostino d'Ippona dice che il Padre è glorificato quando viene conosciuto attraverso la predicazione di Cristo risorto. Questo significa che ogni cristiano ha una responsabilità tremenda: rendere visibile Dio con la propria vita.

Non con discorsi vuoti. Non con cristianesimi tiepidi. Non con devozioni senza conversione. Il mondo non ha bisogno di cristiani accomodanti. Ha bisogno di uomini e donne abitati dallo Spirito Santo, capaci di verità, purezza, coraggio e misericordia.

Cristo non è venuto a renderci persone religiose. È venuto a renderci figli di Dio.E un figlio di Dio non vive da schiavo del mondo.

Sia lodato Gesù Cristo

Don Pedro Sampaio

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