La decisione di Papa Leone XIV di non recarsi negli Stati Uniti nel 2026, chiarita ufficialmente dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni, va letta ben oltre la semplice smentita di una voce. Non si tratta di un'agenda troppo piena, né di una mancanza di affetto verso il Paese natale. Al contrario, questa scelta assume il valore di un gesto simbolico forte, coerente con una visione del pontificato che rifiuta ogni forma di strumentalizzazione politica della religione e, allo stesso tempo, mette in guardia i fedeli dal rischio di trasformare la fede in un'arma identitaria. Il contesto è decisivo. Il 2026 segnerà il 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti, una ricorrenza dal peso storico enorme e inevitabilmente carica di significati politici, culturali e ideologici. In un Paese profondamente polarizzato, dove la religione – e in particolare il cattolicesimo – è spesso tirata per la giacca da entrambi gli schieramenti, una visita di un Papa ...