Ll recente calo di consenso attribuito a Papa Leone XIV — dal 66% del maggio 2025 al 56% del marzo 2026 — ha riacceso un dibattito che, a ben vedere, dice più sul nostro tempo che sul pontificato stesso. Numeri, percentuali, segmentazioni per età e orientamento politico: strumenti tipici della lettura della realtà democratica vengono applicati a una figura che, per sua natura, sfugge a queste categorie. È davvero corretto parlare di "gradimento" quando si tratta del Papa? Il rischio è evidente: trasformare il Successore di Pietro in un attore politico tra gli altri, valutato secondo logiche di consenso e popolarità. Ma il Papa non è eletto per rappresentare un elettorato, né governa secondo programmi sottoposti al giudizio periodico delle urne. La sua missione è di altra natura: custodire e trasmettere il Magistero della Chiesa, guidando i fedeli in un cammino spirituale che trascende le dinamiche dell'opinione pubblica. Eppure, viviamo in un'epoca in cui tutto viene ...