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Omelia Domenica 3 maggio

Domenica 3 maggio 2026 – V Domenica di Pasqua, Ciclo A. 

Prima lettura

Atti degli Apostoli 6,1-7. 
Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.

Salmo responsoriale
Sal 32(33), 1-2.4-5.18-19. 
Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

Seconda lettura
1 Pietro 2,4-9. 

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.

Vangelo – San Giovanni 14,1-12. 
Io sono la via, la verità e la vita.

Fratelli e sorelle, in questo giorno in cui si ricorda la madre, la Parola di Dio ci colloca dentro la realtà concreta della vita, non in un mondo ideale, ma nella verità delle relazioni umane, con le loro bellezze e le loro ferite. Negli Atti degli Apostoli (At 6,1-7) vediamo la prima comunità cristiana attraversata da tensioni reali. Non è una Chiesa perfetta: emergono incomprensioni, percepite ingiustizie, differenze culturali e linguistiche che generano divisione. E tuttavia la risposta non è il conflitto né l’abbandono, ma la ricerca di una soluzione condivisa.

Gli apostoli non si allontanano, ma riorganizzano la comunità, affidando responsabilità e valorizzando i doni di ciascuno. Questo parla anche a noi oggi. Le famiglie non sono luoghi ideali: sono realtà vive, spesso segnate da grandi difficoltà. Ci sono incomprensioni tra genitori e figli, un silenzio che rimane, che pesa, che ferisce e divide, parole non dette e, a volte, anche rotture dolorose.

Ci sono figli che non ascoltano, che non rispettano la madre, che la trattano come un oggetto usa e getta o, nei casi più gravi, la lasciano sola nella vecchiaia e nei momenti di fragilità. Ci sono anche figli che, pur avendo oggi buone condizioni di vita, non sono sensibili ai bisogni della madre, dimenticando che, se non fosse per lei, non avrebbero ciò che hanno.

E qui dobbiamo fermarci davanti a una verità semplice ma molto importante: la madre non è una scelta. La madre non si sceglie, non si cerca, non si compra e non si vende. È ciò che esiste. È origine della vita. È radice concreta e unica della nostra esistenza.

Nessuno può sostituirla, nessuno può rifarla, nessuno può metterla tra le cose opzionali della vita. Per questo non è un ruolo qualunque: è una realtà che viene prima di noi, persino della nostra stessa libertà. E ciò che non si sceglie può solo essere riconosciuto, rispettato e onorato.

Il Salmo (Sal 32) ci ricorda che “l’amore del Signore riempie la terra”. È una frase semplice ma profonda: tutto nasce dall’amore di Dio. E questo amore si riflette anche nell’amore materno, spesso silenzioso, fedele, che rimane anche quando non è ricambiato.

Nella Prima Lettera di Pietro (1Pt 2,4-9) siamo chiamati “pietre vive”. Non pietre isolate, ma pietre che costruiscono un edificio. La famiglia è il primo luogo di questa costruzione: quando mancano rispetto e gratitudine, l’edificio umano si indebolisce.

Nel Vangelo (Gv 14,1-12) Gesù dice: “Io sono la via, la verità e la vita”.
Egli è la risposta quando le relazioni si confondono e si spezzano. È la via quando si perde l’orientamento, la verità quando tutto sembra incerto, la vita quando tutto sembra spegnersi.

Oggi la Chiesa affida al Signore tutte le mamme: quelle amate e quelle ferite, quelle vicine e quelle sole. E affida anche i figli, perché riscoprano il rispetto, la memoria e la gratitudine verso colei che ha dato loro la vita.

Che il Signore guarisca ciò che è ferito nelle famiglie e insegni a tutti che il vero amore non si usa, non si dimentica, ma si accoglie e si custodisce.

Sia lodato nostro Signore Gesù Cristo.

Don Pedro Sampaio

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