Domenica di Pentecoste – Solennità
Domenica, 24 maggio 2026
Iª Lettura
At 2, 1-11
Salmo Responsoriale
Sal 103 (104), 1ab e 24ac.29bc-30.31.34
IIª Lettura
Prima lettera ai Cor 12,3b-7.12-13.
Vangelo
Giovanni 20,19-23.
Cari fratelli e sorelle,
oggi celebriamo la grande solennità della Pentecoste, il giorno in cui lo Spirito Santo scende sugli apostoli e nasce la Chiesa. Gli apostoli erano chiusi nel cenacolo, impauriti, incerti, bloccati dal timore. Eppure proprio lì, dentro quella fragilità, irrompe Dio: “venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso”. Lo Spirito non entra dove tutto è perfetto; entra dove c’è bisogno di vita nuova.
La Pentecoste ci ricorda che il cristianesimo non è soltanto una dottrina da conoscere, ma una vita da ricevere. Gesù risorto soffia sui discepoli e dice: «Ricevete lo Spirito Santo». Quel soffio richiama il gesto della creazione, quando Dio donò all’uomo il respiro della vita. Come ha ricordato Benedetto XVI: “Il Signore soffia nella nostra anima il nuovo alito di vita, lo Spirito Santo”. Non siamo fatti per vivere con il cuore spento, chiuso nella paura o nella tristezza. Dio desidera riaccendere in noi il fuoco del suo amore.
Lo Spirito Santo trasforma gli apostoli. Prima avevano paura di parlare; dopo Pentecoste escono e annunciano il Vangelo a tutti. È straordinario che ciascuno li comprenda nella propria lingua. Questo significa che Dio parla al cuore di ogni uomo. Lo Spirito non divide: unisce. Dove c’è lo Spirito nasce comunione, nasce perdono, nasce il desiderio del bene comune.
San Paolo, nella seconda lettura, ci dice che ci sono molti carismi ma un solo Spirito. Ognuno di noi ha ricevuto un dono: chi sa consolare, chi sa servire, chi sa insegnare, chi sa ascoltare, chi sa pregare nel silenzio. Nessuno è inutile nella Chiesa. Lo Spirito Santo non crea copie, crea armonia. Come in un corpo ogni membro è diverso ma necessario, così nella comunità cristiana ogni persona è preziosa.
E il Vangelo ci consegna il primo dono del Risorto: «Pace a voi». La pace che Gesù dona non è assenza di problemi, ma presenza di Dio dentro la vita. Gli apostoli vedono le mani e il fianco trafitto del Signore: le ferite restano, ma sono ferite gloriose. Anche noi portiamo ferite, fatiche, delusioni; ma quando lasciamo entrare lo Spirito Santo, quelle ferite non diventano più motivo di disperazione, ma luogo in cui Dio può manifestare la sua grazia.
Bellissime sono ancora le parole di Benedetto XVI: “È bello vivere perché sono amato, ed è la Verità ad amarmi”. Questa è la gioia della Pentecoste: sapere che Cristo è vivo, che non ci lascia soli, che il suo Spirito continua a operare nella Chiesa e nella nostra vita.
Chiediamo allora: Vieni, Santo Spirito. Rinnova il nostro cuore. Accendi in noi il fuoco del tuo amore. Fa’ di noi testimoni della pace e della gioia del Vangelo.
Don Perdro Sampaio
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