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Da Bamenda a Rabat: un dialogo tra cattolici e islam malikiti


 Di Marco Baratto 

Il 6 aprile, alle 19:30, al suo rientro alla Nunziatura Apostolica, Papa Leone XIV ha incontrato un gruppo di dodici rappresentanti di diverse comunità islamiche del Camerun. Questo gesto, riportato dalla Sala Stampa della Santa Sede, non è una mera formalità: rappresenta un segno concreto del dialogo interreligioso che questo viaggio in Africa si propone di rafforzare.

Alcuni dei rappresentanti musulmani presenti erano già stati ricevuti a Roma lo scorso dicembre, a dimostrazione che questo rapporto non è occasionale ma parte di un processo continuo. Con le rispettive comunità, partecipano a progetti comuni con la Chiesa cattolica, in particolare nei settori della giustizia sociale e del sostegno alle fasce più povere della popolazione. Questa cooperazione sul campo conferisce al dialogo interreligioso una dimensione concreta: non si tratta solo di parole, ma di azioni comuni per il bene della società.

Durante l'incontro, il Papa ha salutato personalmente ciascuno dei presenti e ha ascoltato le parole di benvenuto e di gratitudine dei rappresentanti musulmani. Questi ultimi hanno espresso il loro apprezzamento per la visita papale e per i suoi precedenti messaggi a favore del dialogo e della pace, pronunciati nella città di Bamenda. Nella sua risposta, il Pontefice ha espresso la sua gioia per questo momento fraterno e la sua gratitudine per la calorosa accoglienza ricevuta in Camerun, non solo dai cattolici, ma anche dai musulmani, dai membri di altre Chiese cristiane e da coloro che professano religioni tradizionali.

Il messaggio centrale del Papa è stato chiaro: la vera pace non nasce dall'indifferenza o dalla cancellazione delle differenze, ma dal riconoscimento che tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle, creature di un unico Dio. In un contesto in cui le divisioni religiose possono talvolta alimentare le tensioni, questa visione diventa una responsabilità condivisa tra i credenti di diverse tradizioni.

Il contesto religioso del Camerun rende questo dialogo particolarmente significativo. L'Islam rappresenta circa il 20-25% della popolazione, principalmente nelle regioni settentrionali come Adamawa, Nord e Estremo Nord. La maggior parte dei musulmani camerunesi appartiene all'Islam sunnita, seguendo la scuola giuridica malikita, spesso influenzata da confraternite sufi come la Qadiriyya e la Tijaniyya.

Questo viaggio papale in Africa può essere inteso come un itinerario strutturato con diverse tappe religiose e culturali. In Algeria, l'Islam malikita è la corrente dominante, praticata da oltre il 98% della popolazione, e costituisce un pilastro dell'identità nazionale. In Camerun, la stessa tradizione malikita rappresenta la seconda confessione religiosa più grande, favorendo un dialogo naturale con le autorità islamiche. Infine, in paesi come l'Angola e la Guinea Equatoriale, la presenza musulmana è molto minore, conferendo al dialogo una dimensione minoritaria, ma comunque simbolicamente significativa.

In tutti questi contesti, il Papa incontra principalmente comunità appartenenti alla scuola giuridica malikita dell'Islam sunnita. Questa scuola giuridica occupa un posto speciale nel mondo sunnita, in quanto riconosciuta per la sua fedeltà alla tradizione pur consentendo un certo adattamento alle realtà contemporanee. Questa capacità di equilibrio richiama, per certi aspetti, l'approccio pastorale adottato da Papa Francesco e proseguito oggi da Papa Leone XIV: fedeltà alla dottrina unita all'apertura al dialogo con il mondo moderno.

Leggi articolo https://alwarqae.com/fr/de-bamenda-a-rabat-un-dialogue-entre-catholiques-et-islam-malekite/

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