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Tra l’anello e la stretta di mano: il potere dei gesti e l’equivoco della tradizione


La polemica sul fatto che pochi prelati bacino l'anello a Papa Leone XIV dice molto meno sul Papa e molto di più su chi osserva il gesto con nostalgia o con sospetto. Il commento di un noto giornalista romano, che legge in questa pratica disattesa un segno di scarsa deferenza, appare come l'ennesima dimostrazione di quanto i simboli, quando vengono separati dal contesto culturale e dalla volontà di chi li riceve, possano diventare feticci vuoti. Non è il gesto in sé a dire la verità su un pontificato, ma il significato che quel gesto assume per chi lo compie e per chi lo accoglie.

Il baciamano, e in particolare il bacio dell'anello papale, nasce in un contesto storico preciso: una Chiesa fortemente gerarchica, che parlava attraverso segni visibili di distanza e di sacralità. Era un linguaggio comprensibile in un mondo in cui l'autorità si manifestava anche attraverso il corpo, la postura, la prostrazione. Pretendere che quel linguaggio resti immutabile equivale a ignorare che la Chiesa, come ogni realtà viva, attraversa epoche diverse e parla a uomini e donne diversi. Papa Leone XIV sembra averlo capito molto bene.

Chi osserva con attenzione le sue reazioni pubbliche nota un disagio evidente di fronte ai baciamano rituali e una naturalezza ben diversa quando l'incontro si trasforma in una stretta di mano o in un contatto diretto. Non si tratta di una semplice questione di carattere personale, ma di una precisa visione ecclesiologica. Leone XIV appare convinto di essere un "primo tra pari", non "il primo" in senso assoluto, e questo si riflette nel modo in cui accetta — o rifiuta — certi segni di omaggio.

L'insistenza del giornalista romano sul valore del bacio dell'anello tradisce una lettura estetizzante e, in fondo, nostalgica del sacro. È la ricerca di un medioevo immaginato, fatto di orpelli e ritualità rassicuranti, più che l'attenzione al Vangelo o alla prassi concreta di Gesù. Quando si afferma che, se i vescovi incontrassero Gesù, non lo bacerebbero, si dimentica che il Vangelo racconta un Messia che si lascia toccare, avvicinare, persino strattonare dalla folla. Gesù non costruisce la propria autorità sulla distanza, ma sulla prossimità.

Il cristianesimo delle origini è un cristianesimo del contatto: mani che guariscono, corpi che si accostano, piedi che vengono lavati. Ridurre il rapporto con il Papa a una questione di gesti formali significa perdere di vista questa dimensione incarnata della fede. Papa Leone XIV, in questo senso, sembra muoversi in continuità con una tradizione evangelica più profonda di quella meramente cerimoniale.

C'è poi un evidente fraintendimento culturale. Le usanze medio-orientali, spesso ignorate da chi parla con sicurezza, attribuiscono al contatto fisico un valore di rispetto e di autenticità. Toccarsi mentre si conversa, darsi piccoli colpetti sul braccio o sulla spalla, non è segno di maleducazione, ma di attenzione e di coinvolgimento. Gesù stesso vive in questo orizzonte culturale. Pensarlo come un maestro intoccabile, distante, è un'operazione più occidentale e tardiva che evangelica.

Anche l'origine americana di Papa Leone XIV gioca un ruolo non secondario. Nella cultura statunitense, la stretta di mano è un gesto forte, paritario, che sancisce riconoscimento reciproco. Accettare di essere toccato non significa sminuire il ruolo, ma renderlo accessibile. Il Papa che preferisce la mano al bacio dell'anello non rinuncia all'autorità; la esercita in modo diverso, meno simbolicamente verticale e più relazionale.

L'accusa, implicita o esplicita, di mancanza di rispetto da parte dei vescovi appare quindi infondata. Se il destinatario del gesto è il primo a non desiderarlo, insistere su quel gesto diventa un atto di incomprensione, se non di ostinazione ideologica. Il rispetto autentico non consiste nel replicare automaticamente rituali antichi, ma nel saper leggere i segni dei tempi e le indicazioni di chi guida.

In definitiva, la critica del noto giornalista romano sembra più il frutto di una battaglia culturale personale — vedere gnosi ovunque, leggere simboli esoterici dove ci sono scelte pastorali — che di un'analisi attenta della realtà. Papa Leone XIV non rifiuta il sacro, ma lo libera da una forma di teatralità che rischia di oscurarne il cuore. Tra l'anello e la stretta di mano, egli ha scelto il gesto che avvicina, non quello che separa. Ed è forse proprio questo, più di ogni baciamano mancato, a dire qualcosa di decisivo sul suo pontificato.


Marco Baratto

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